Gli esemplari più insigni rappresentavano veri e propri modelli di “sculto-pittura”, per la capacità straordinaria degli artigiani di fondere bassorilievo e decorazioni policrome.

A Palermo e in tutta la provincia, ad eccezione di Monreale, la colorazione del carretto è tutta in giallo-oro, e in rosso cinabrino le decorazioni.

COFFA (cuoffa). Sporta di rofia per il trasporto del mangime del cavallo, che veniva anche utilizzato come culla per il neonato durante la sosta nelle campagne.

Qualsiasi elemento del carretto, per quanto piccolo esso sia, è scolpito con pizzi, spicchi, crocchiole o rosettoni e dipinto con i più svariati colori.

I colori possono variare a seconda del gusto del carrettiere (colui che commissiona la costruzione del carretto).

La ruota si distingue in tre parti: CORONA (curea), RAZZE (ammossi) e MOZZO (miolu), delle quali ciascuna ha due facce, una interna e una esterna, oltre a dei fianchi laterali.

La testa del PIOLO è rifinito al tornio creando un pomello sferico o decorato con una scultura, solitamente la deliziosa testina di una figura umana.

In un’ottica diacronica, il carretto siciliano avrebbe una valenza MICROCOSMICA, sarebbe cioè il condensato di una serie di ricche tradizioni figurative e culturali proprie dell’arte dell’isola.